Si sfideranno due squadre internazionali, una statunitense ed una "resto del mondo", composte ciascuna da 36 team.
La buona notizia è che ci sono ben due Team Italiani che Light Tech ha avuto la fortuna di conoscere di persona. I maestri di Ninjamarketing ed il vulcanico FrozenFrog.
Un in bocca al lupo ad entrambi i team ed in particolare complimenti ad Alex e a Gianluca
Colgo l'occasione per consigliare due libri scritti da chi conosce la prassi lavorativa ed il rigore accademico.
Viral marketing, di Gianluca Arnesano. [molto interessante e disponibile anche qui]
“Marketing non-convenzionale: Viral, Guerrilla, Tribal e i 10 principi del marketing postmoderno”, edito dal Sole 24 Ore. [Pare introvabile, attendiamo ristampa]
Ne approfitto per citare anche la sintesi dell'idea dietro al contest.
Buzz Canuck, eminente riferimento americano per quanto riguarda il marketing non-convenzionale, ha creato laRyder Cup of Word of Mouth, Buzz and Viral.Ha ripreso in pratica l’idea del torneo golfistico e ha stilato due formazioni, una statunitense e l’altra internazionale (non solo europea come per il torneo di golf), dei migliori siti e blog che hanno come tematiche principali i temi delpassaparola online, le dinamiche del marketing viralee lo studio delle strategie usate dalle aziendeper creare interesse e fedeltà verso i brand.
Da una twittata di Robert Scoble la scoperta di Apture e la possibilità di gestire i related in una maniere totalmente nuova e a portata di qualsiasi utente. Nonché la piacevole conferma di poter essere ancora colpiti positivamente da qualcosa di veramente 2.0
Basta evidenziare il contenuto da "arricchire" con il mouse e si hanno a disposizione la più grandi banche dati della rete per arricchire di contenuto il proprio post - senza depredare nessuno - con al massima trasparenza. I contenuti presi da Flickr, da Youtube, da Scribd o dalle Mappe di Google sono infatti corredati dalla licenza che li accompagna (Copy Rigth, Creative Commons etc).
Per i più esigenti esiste anche un sistema di tracciamento dei clik disponibile e la possibilità di decidere il formato di visualizzazione delle varie risorse.
La CHICCA: installabile su Blogger, WordPress, Ning, Drupal e molti altri... incollando un semplice javascript. Ovviamente gratuito, ma è quasi scontato.
I DIFETTI: (a volerne trovare alcuni) nonostante quanto sostenuto sul sito non è consigliabile per realtà aziendali medio grandi perché il codice sorgente è proprietario e non open source. In soldoni vuol dire che la struttura di quanto linkato, gli accoppiamenti e gli effetti grafici, risiedono su un server che non è vostro e che non potete controllare in alcun modo.
Inoltre, essendo il servizio gratuito se succede qualcosa sarà davvero difficile potersi lamentare e recuperare il vostro lavoro.
Possibilità remota ma avvertimento doveroso perché nel caso dei related il "valore" dell'oggetto sta tutto nella struttura degli accoppiamenti. Per un blog lo scambio piattaforma in cambio di contenuti può andare bene ma se è un sito che genera denaro, valutate prima di arrischiarvi.
Dubito infine che possa funzionare per che legge i contenuti via feed reader. Insomma, Apture scommette ancora sul web "navigato" ma con uno sguardo al web semantico.
Difficile scegliere da che parte stare. Nel frattempo ho fatto una prova su un vecchio post e sembra funzionare alla grande.
In partenza per Pavia, rapido ripasso del da farsi: la conversione è venuta male, alcuni dati mancano, senza il paper di riferimento non si capisce nulla (cosa hanno in comune i sistemi complessi e l'analisi gestuale?).
Lo so, avete ragione, arriverà tutto - forse - con calma. Per adesso posto tutto qui, almeno so che durante il viaggio non potrò perdermi tutto-tutto.
La versione definitiva arriverà, come sempre, qualche minuto prima di parlare La Sisp, con Pavia 2008, scade terribilmente visto che accetta soggetti come questi. Per fortuna non tutto è perduto e ci sono una quantità di panel interessanti.
Se è vero che il Word of Mouth sta diventando una delle modalità di dialogo preferita tra le aziende e gli utenti (non dico "clienti" proprio per marcare la differenza di visione), allora un lavoro del futuro non potrà che essere il social broker. Fortunata Piselli definisce questi soggetti:
"professionisti" delle relazioni di network che usano i loro speciali "talenti manipolativi" per mediare tra sistemi sociali e culturali diversi.
Di certo il senso originario non era rivolto al web ma è facilmente adattabile. Insomma, tra lo sneezer inconsapevole e lo spammer professionista, sembra che si possa fare largo una nuova figura. Non serve molto però per andare a scovare la definizione originale di Jeremy Boissevain in Friends of Friends, addirittura del 1978 che già intitolava il sesto capitolo - grossomodo -
Manipolatori sociali: mediatori come imprenditori.
Questi social brokersnon sono dei cinici mercanti di opinioni o di link, non sono convincitori professionisti. Insomma non sono gli attuali PR nè si avvicinano al concetto comune di Lobbysta. Non sono imprenditori per altri, sono imprenditori autonomi che collaborano con altri.
un "un social broker" mette le persone in contatto fra loro, direttamente o indirettamente, allo scopo di conseguirne un profitto. Egli colma i vuoti di comunicazione fra persone, gruppi, strutture e anche culture [come quella aziendale e quella degli utenti - Nota nostra -]. [..] é un manipolatore professionista di persone e informazioni che mette in comunicazione per conseguire un profitto. Perciò occupa un posto strategico in un Network di relazioni sociali visto come un network di comunicazione.
Dallo stesso autore del celebre video Web 2.0 ... The Machine is Us/ing Us arriva un (lungo ma interessante) video dedicato all'antropologia di youtube nell'ambito del progetto di etnografia digitale Digital Ethnography.
Il contesto sta collassando, dice l'autore e probabilmente è vero. Ancora più vero è quanto gia detto nel video precedente: il web sta smettendo di linkare documenti e comincia(?) a linkare persone.
Ovvio che il web sono le persone...
Sono 55 minuti di video. Mettetevi comodi.
Tra i progetti più promettenti c'è anche un wiki con una bella crono (e video) storia di youtube
Partendo da una ricerca della NovaQuant (sotto) e dagli spunti forniti da Sergio Amati di Doxa si delinea finlmente un quadro roseo per il word of mouth, non solo come tecnica ma soprattutto come strumento di lavoro per i marketer (convenzionali e non, on e offline).
Sembra sempre più assodato che il web in particolare sia un potentissimo catalizzatore per il passaparola ma soprattutto - sia per esperinza che dai dati che leggo - le aziende [o i clienti, secondo da che parte state] cominciano a buttarcisi a capofitto.
Che sia tutto oro? Lo vorrei. Lo vorremmo tutti.
Resta però sempre più difficile arginare quei clienti che si appigliano al lato più nero dell'anima del WOM. Non si parla di commercio o vendite, si parla di guerra. Per i vecchietti della comunicazione come me il WOM nasce con la guerra, negli Usa, ha il sapore delle frattaglie e ricorda il nome di Lazarsfeld e Katz.
Coloro che, assoldati dal governo, per primi usarono il concetto di comunicazione a due livelli (o Two step flow of communication) per convincere le massaie a mangiare frattaglie in tempo di guerra. In sintesi avevano capito che se il governo diceva loro di mangiare frattaglie non lo avrebbero fatto tanto volentieri come quando a bisbigliarlo era la vicina di casa. Si trova descritto in:
Personal Influence: The Part Played by People in the Flow of Mass Communications
Da parte mia ho sempre creduto che il word of mouth sia la via più breve per dimostrare quanto sia vero non solo che i mercati sono conversazioni ma soprattutto che lo stiano diventando sempre di più. Perché la direzione del cambiamento è chiara ma la trasformazione non è completa, ed è sempre in agguato l'equazione: Wom=convincere la gente a fare quel che dico io. Non è così, il Wom è uno strumento a doppio taglio.
C'è da chiedersi se il valore e le potenzialità del Word of mouth si accrescano o diminuiscano una volta portato in Italia e divenuto passaparola. Italia - e italiani - che sono paese e popolo senza memoria. E su cosa si basa il valore dello sneezer o se non sul credito che gli si attribuisce? e cosa è il credito se non una stratificazione di memoria?
Purtroppo la via per il 2.0 passa anche dalle casse di una azienda, dalle tariffe del mobile, dalla copertura Adsl.
Tornare a casa, sedersi al bar ed ascoltare la piazza. Capita, quando l'iPhone è un'eco lontano.
Scoprire che, dove sono nato, il problema che tiene banco tra i tavolini è: "Dove sintonizzo Rai Quattro?".
Questone spinosa se hai passato di molto gli anta e il tuo tempo (e la tua identità, e quello-di-cui-parlerò-domani-al-bar) si divide tra Rai e ReteQuattro.
Non è più tempo di parlare di cloni (di youtube, di Google, di Twitter etc). Strappare via utenti da servizi che in fondo funzionano più che bene diventa sempre più difficile ed ha sempre mendo senso. Ci si ritrova al massimo ad avere un account in più da dover (o dover far) ricordare.
Ecco allora nascere varie iniziative cross-social che - lato utente - permettono ad esempio di plurkare e twittare assieme. Come dire: bello il 2.0 ma ognuno a casa sua.
Più remunerative - e finalmente applicate - sembrano invece le logiche open source: competizione sull'innovatività e spazio alla creatività dei singoli e dei gruppi. Senza svendere la proprie conoscenze, ovvio, [nessuno è un samaritano] ma mettendo a disposizione di tutti gli strumenti per collaborare.
Second Life per molti ha già fatto il suo tempo ma se ancora qualcosa ha da dire sarà certamente nella direzione individuati da Opensim.Opensim è un progetto per la creazione modi virtuali in 3d gratuito ed open source. Ciascuno può aprire la propria isola o sviluppare un proprio mondo. Ma non è concorrenza open vs closed.
Il bello è proprio che lo standard è studiato per fare in modo che gli Avatar di Second Life (o delle altre grid) possano "migrare" da un mondo all'altro senza perdere le proprie caratteristiche. Le prime demo sono molto promettenti.
Tra i gruppi italiani attivi c'è opensim.it che racconta avventure e disavventure del tenere in piedi un server Opensim. A loro vanno i complimenti e un "in bocca al lupo" per oobscure. Per chi volesse cimentarsi (anche con profilo Light Tech da semplice visionatore) c'è anche un wiki in italiano.
Mentre iPhone - odiato, amato, snobbato, ma mai ignorato - impazza, gli sviluppatori di Android non stanno certo a guardare.
Ecco allora la classifica con i 50 applicativi più promettenti per il sistema operativo mobile che promette di dare battaglia ad iPhone, Nokia e di fare una bella concorrenza anche ad Openmoko.
Come si può vedere le applicazioni spaziano dagli editor di testo alle applicazioni per le radio online.
Ciò che più colpisce è però la netta focalizzazione degli sviluppatori (e dei giudici di Google) per la componente di geolocalizzazione. Sotto un esempio di community geolocalizzata creata con i contenuti degli utenti.
Probabilmente le ragioni si dividono tra l'utilizzo delle Google maps - già conosciute dalla comunità di sviluppatori - e la sempre più radicale personalizzione del cellulare non solo come connettore rispetto ad ujna identità digitale ma come futuro principale rappresentante.
Anche in questo caso tuttavia, stabilire se sia il marketing a rimorchio dei consumi o vice versa è questione di lana caprina.
Nell'impossibilità di scrivere, cito traduco e sintetizzo. La provocazione di IntelligentMomentum si interroga sulla effettiva componente conversazionale di quelle strategie di commerciali comunemente chiamate conversazioni ma che spesso non lo sono per una serie di motivi.
La maggior parte delle persone è troppo occupata per fermarsi ed ascoltare
Quei pochi che si fermano sono spesso bombardati da troppi messaggi
E' difficile capire decidere su quale messaggio focalizzarsi
Molti messaggi non risolvono i problemi, semplicemente i fraintendono o li peggiorano
La maggior parte delle persone preferisce che gli sia semplicemente presentata una soluzione piuttosto che scoprirla
Molte persone non ascoltano perché già pensano a quanto dovranno dirti dopo
Pensare ed agire in modi nuovi e migliori implica un cambiamento e la maggior parte delle persone non vuole fare nessuna delle due cose.
Brutta cosa le sale d'aspetto. Specie se hai a portata di mano un pc ed una connessione altalenante. Potrebbe succedere quanto segue.
Potrebbe succedere di aprire la home page di Memesphere e, nel cercare di capire di cosa si tratta, cominciare a riflettere sulla concept cloud a lato. Dando per scontato che qualcosa c'entri pure e non sia un depistaggio, ovvio.
Non me ne voglia l'amico Antonio (principe delle tag cloud): non sono un amante dello strumento, lo confesso. Credo siano un ottimo strumento di giustificazione a posteriori più che un reale sintetizzatore del rumore all'interno delle conversazioni. Ma, siccome di me non mi fido, voglio provare a fare un reverse engeneering della linea editoriale di Memesphere a partire da quella cloud. I risultati li trovate in fondo al post.
Step 1: ordinare i termini Tasto desto su firefox, seleziono l'area di interesse e ordino i tag in base ai pixel (ottengo così pagina 1). Nulla di particolarmente interessante ma almeno ho una visione ordinata.
Step 2: Aggregazione dei termini Con santa pazienza comincio a raggruppare termini della stessa area facendomi ispirare dalle categorie del veterogiornalismo. La prima cosa che viene fuori è che il focus è sull'Attualità, con particolare focus su politica, sport e tecnologia. Cosa che si evince facilmente se si considerano il numero dei termini ed il peso di ciascuno (totale px + entrate).
Come categorie residuali abbiamo il mondo Mac (residuale non per peso per per la ponderazione del recente keynote) l'Attualità della blogosfera e, a sorpresa, la Chiesa
Step 3: Generazione di una Meta tag Cloud Apro Excel e metto i dati a mia disposizione in una tabella. Moltiplico le entrate per i pixel assegnati all'entrata [supponendo che tra i pixel e l'entrata ci sia una correlazione diretta]. Una volta finito, memore di una qualche regola matematica, divido tutti i risultati per 20 in modo da avere cifre umanamente accettabili ed assegno a ciascun termine quella dimensione di Font.
Step 4 Osservazioni preliminari Le novità, insomma, stanno nelle categorie residuali. Se l'attualità della blogosfera ha un ruolo marginale finalmente ci troveremmo di fronte ad un servizio che parla, giornalisticamente, della blogosfera. Assegnando cioè un ruolo importante rispetto al complesso delle informazioni ma non preponderante. Come si può notare infatti, anche la terminologia usata nella cloud è di tipo professionale più che da blogger (es "forze dell'ordine e non "polizia"). Inoltre la distribuzione dei pesi è stranamente regolare e richiama molto la concezione di una redazione giornalistica tradizionale. Step 5: Risultati Se il reverse è corretto Memesphere avrà impostazione giornalistica, ovvero: Sguardo sulla politica (non solo commento ma anche news); Prenderà i dati da internet e non dalla blogosfera (da cui un prevedibile focus su tecnologia); Avrà una ponderazione delle notizie per gruppi di fonti.
Insomma: Ho passato il tempo evitando di rincorrere il segnale come un rabdomante wi-fi e sono diventato un altro di quelli che aspettano Memesphere. Bilancio tutto sommato positivo.
Chiunque abbia cercato di fare un commento o di iscriversi a qualche servizio ha fatto la conoscenza con Capcha. Sistema di prevenzione dello spam basato sul riconoscimento di lettere, immagini, suoni o parole.
Essendo un sistema basato sul "rumore" della comunicazione - immagini distorte, suono con fruscii etc - è molto complesso per un computer riuscire a decifrarlo. Questo ha reso la vita davvero dura per spambot (spammer automatici).
La contro offensiva si è limitata spesso all'utilizzo di commenti generici da far inserire a mano su siti più o meno pertinenti. Ma lo spam si regge sui grandi numeri a basso costo e questo procedimento non soddisfa nessuna delle due condizioni. Le persone vanno pagate ed inoltre hanno limiti produttivi infimi rispetto a un bot.
Ma qualcuno ha avuto un colpo di genio davvero light tech:
Usare gli umani per decifrare gli altrui Capcha promettendo in cambio... del porno.
Con un semplice embed si concedono contenuti hard (video foto etc) in cambio del riconoscimento del Capcha. Una volta suggerito il codice corretto l'utente vede il contenuto hot e lo spammer può spammare sul sito da cui ha preso il capcha.
Ovviamente - si spera - gli utenti non sanno nulla del meccanismo a cui si prestano.
Dopo gli UGC (user generated content) sembra proprio l'inizio di un UGS (user generated spam).
Il lato oscuro della rete è dentro la rete e si muove per minarla.
chiamatele come preferite ma quella tra il social network builder "Neeetz" e il "PDetwork" del Partito Democratico sembrano frutto di una medesima ispirazione nella rappresentazione della comunità.
Dopo le critiche al sito Pd e le altrettante critiche incassate alle urne, sarebbe bello pensare che il sito dello sfortunato partito Pd abbia ispirato qualcuno oltreoceano e pazienza se, a giudicare da quanto dice il whois, neeetz.com è qualche mese più giovane
Domain Name: neeetz.com Created on .............Fri Jul 13 16:14:31 2007
Ovvio, fare le pulci di un'idea tanto vaga (persone stilizzate) non si ricava quasi mai nulla.
Godetevi le somiglianze e... Avanti col prossimo Feed.
Qualcuno - oltre noi - ama sameplace. Nonostante le dfficoltà segnalate in altre occasioni finalmente, insieme al riconoscimento internazionale, arriva per sameplace il giusto piazzamento nella serp di google.
Sapevo di non essere proprio "a piombo" (come si dice dalle mie parti) ma non sapevo di rasentare la patologia.
Ho un blog, non parlo di sesso, non mi metto in mostra come persona ma non penso di avere una doppia vita. Una - diversa dal blog - mi basta.
Mi rattrista tuttavia sentire certe cose da chi almeno i gionali "classici" dovrebbe leggerli. Ma in fondo solo L'Economist, Mashable e Computer.net hanno parlato della inversione di tendenza fra social e porno titolando variamente "facebook è meglio dl porno".
Basta vedere i trend nel grafico (via mashable). Insomma i giovani si approcceranno ad internet per il sesso ma lo lasciano veleocemente, o comunque o relegano ad una posizione subalterna rispetto ai social spaces.
Per carita, non me la voglio predere con la dottoressa del video [bravissima in altre occasioni] , che in questo caso certamente avrà avuto una visione, distorta in senso patologico, del problema visto che tratta più con persone "bruciate" da internet che con normali utilizzatori. Ma, pur avendolo citato, non darei tanto credito all'adagio che ci ricorda che "internet is for porn".
Ora scappo, ho una messa nera, un'orgia con animali da cortile da deflorare e la ma mannaia preferita da lucidare. ;-)
per capire l'entità della mia eclissi neuronale vi faccio solo notare che mi sono perso (si, mi espongo alla pubblica gogna ma lo devo ammettere p-e-r-s-o) la vittoria di sameplace al extend firefox 2 contest. Sono senza parole.
Anzi, una mi viene in mente: COMPLIMENTI!
Avrei voluto essere in chat al momento dell'annuncio, o su twitter... o almeno non accorgermene troppi giorni dopo ma sono certo che ci saranno ben altri premi da poter festeggiare.
O almeno me lo auguro, se Bard non mi ha bannato dalla chat ;-) Ho proprio paura che se schiaccio il bottone rosso mi salta in aria il pc.
Auguri Bard, cento di questi premi! e complimenti.
Open Calais è un progetto un po' complicato per la maggior parte dei lettori di light tech ma ne sentirete parlare presto, quindi vale la pena di armarsi di pazienza.
Calais è un progetto open source finanziato dalla famosa agenzia di stampa Reuters e realizzato dal team di ClearForest. In soldoni è un progetto gratuito, accessibile e modificabile da chiunque finanziato dall'azienda che ha la maggior influenza sdul panorama mondiale delle notizie.
La differenza tra Calais è gli altri progetti è quella che passa tra il parlare di una cosa (web semantico, rdf et) e il finanziare la ricerca su quella cosa con soldi veri, stabili e votati all'uso reale (dove uso reale può essere anche la prova che quella tecnologia non può fare nulla di buono). Ma andiamo con ordine.
Cosa fa Open Calais?
Dalle Faq del sito: Dal punto di vista di un utente, quando si ha un testo non strutturato semanticamente ma pronto per il web (come un post, una news etc) lo si da in pasto a Calais e il sistema restituisce il testo con i metadati semantici formattati in rdf (quel che succede tecnicamente è un po' più complicato). Per avere un'idea di cosa è il web semantico date un acchiata all'immagine).
Per chi volesse qualche informazione ulteriore può visitare una sezione con qualche esempio per capire le potenzialità. Per capire invece la direzione in cui si sta muovendo il progetto si può consultare la sezione Roadmap - scoprendo purtroppo che l'italiano non sarà supportato almeno per tutto il 2008 :-( -
Per gli sviluppatori infine è disponibile anche una sezione dedicata ed un forum per scambiarsi qualche idea.
Una curiosità: tra le applicazioni più promettenti provenienti dalla community c'è quella scritta in Ruby da Abhay Kumar. E' una form web in cui basta copiare e incollare un testo per vederlo riformattato semanticamente. Si può provare qui.
Le facili battute sul Partito Democratico e sulla politica italiana in rete di solito non mi interessano. Oggi non faccio un'eccezione, anche se l'assonanza tra il "si può fare" del PD e "Yes, we can" di Obama mi pare fortina.
Resto tuttavia perplesso dall'approccio politico alle nuove tecnologie (ammesso che internet possa ancora essere definito "novità").
Curiosando sul nuovo sito del partito democratico, tra le varie novità postive (dal canale twitter, a flikr, alla community etc) resta l'inspiegabile scelta del plugin SilverLight di Microsoft per il canale video. Non mi interessa saper qui perchè il Pd ha scelto una tecnologia ed una casa che di democratico ha ben poco (Microsoft, dal canto suo, ha solo acquisito un cliente quindi nessuna critica).
Ma quel che più mi preoccupa è la totale noncuranza dell'accessibilità (o del mercato). Un plugin da 9 Mb taglia fuori tutti coloro che hanno un modem a 56k (e non sono pochi) in secondo luogo taglia fuori tutti i dipendenti degli uffici e delle aziende che non possono installare plugin perchè i pc sono bloccati (altra bella fetta). Ma non bastava Flash (chiuso ma presente sul 90% dei pc)?
Certo, rimne sempre un bel po' di gente ma significa pur sempre pescare nel bacino dei soliti senza cercare di allargarlo in nessun modo.
Hanno forse paura che la rete sia troppo democratica? Mha...
La scorsa settimana, ho tentato - inutilmente - di far includere un sito nella ricerca di google news. Hanno respinto la richiesta perchè non rispettavamo i criteri di indicizzazione.
Che smacco - ho pensato - per chi si occupa di Seo! Mi sbagliavo, per fortuna. Ecco cosa ho imparato.
I parametri tecnici per entratre nella lista di google news sono piuttosto particolari.
- Non sono gradite url parlanti - Ogni url deve contenere dei numeri,di massimo 3 o 4 cifre, ma non in forma di data; - Ogni pagina non deve contenere più di una news e non deve ospitare contenuti complessi (javascript etc)
Non sto qui a raccontarvi gli altri, volevo solo notare che sono criteri opposti a quelli della normale indicizzazione.
In effetti non hanno tutti i torti, Google è nato come indicizzazione di relazioni e di fiducia reciproca e premia la fiducia consolidata (contenuti più consolidati e molto linkati).
In soldoni: - il Google che conosciamo non è fatto per le news. - Se ti occupi di news non puoi essere ben indicizzato nelle serp normali - Ne deriva che se ti occupi di news o stai nel contenitore google news oppure sei fortemente penalizzato.
Non si tratta di rispettare dei parametri preferenziali, si tratta proprio di un limite tecnico di Google che crea barriere e favorisce un monopolio.
Voi che ne pensate? Questo mi preoccupa più della privacy sulle mie mail...
da un po' di tempo il blog\agenzia di comunicazione politica SpinDoc si è fatto carico della mia ingombrante presenza.
Capita a tutti di sbagliare.
Di solito non mischio Light Tech con altro ma, se avete tempo, mi piacerebbe che dedicaste qualche minuto ad una ricerca che stiamo conducendo insieme al team di SpinDoc.
La posto qui sotto senza ulteriori commenti. Purtroppo il template del blog non supporta bene la survey e a volte scrolla un po'. Se preferite potete compilarla direttamente sul sito.