martedì, giugno 19, 2007

Quello che Bard non dice

Dicono che la necessità aguzzi l'ingegno.
Anche quando c'è ben poco da aguzzare, come nel mio caso.
Eppure qualcosa nella mia pelatissima sommità si arrovellava, districandosi tra la voglia sincera e incessante di pubblicare un intervista al Sommo programmatore e la necessità morale di rispettare la ritrosia naturale che pervade costui.
Mettiamola così: vi dovevo un intervista e vi posto un intervista... almeno quella che c'è stata.
Sarebbe bello pubblicare la sequela di status mex attraverso i quali io Bard abbiamo comunicato in questi lunghissimi 30 minuti.
Posso solo dire che nell'estremo tentativo di convincerlo sono arrivato a scrivere "Bard non risponde perché sta installando Vista..."
Sono vivo, mi è andata bene. Ecco la cronaca (errori di battitura compresi).

Nekuia

venerdì, giugno 01, 2007

Il ritorno del blogger

Il titolo evocativo non v'inganni. Nulla di serio seguirà un titolo tanto aulico.

Cerco solo le parole per ringraziare chi (appunto chi?) in questo mese di silenzio ha pervicacemente continuato a tonare su questa pagina... forse per accertarsi che avessi effettivamente smesso di inquinare il web. Non è così. Sorry.
Per chi è rimasto, in premio, ho aggiunto una chat ed il nuovo logo...

Resta lo sconforto di tante occasioni perse per correre appresso ad una disavventura che, per farla breve, mi ha lasciato da un giorno all'altro senza casa; sino alla settimana scorsa.
Tutto risolto, per ora, sino a Settembre. Il mio orizzonte degli eventi si assottiglia sempre di più ma è armai una tendenza stabile.

Ringrazio costoro e costui per aver pazientato nelle consegne dei progetti è anche grazie alla loro pazienza che non abbiamo bucato nulla, alla fin fine. ;-)

Nekuia

martedì, aprile 03, 2007

L'etica 2.0 e lo spirito di Same Place

Se dovete dire qualcosa a Bard, affrettatevi...
a breve sarà irreperibile per tre giorni

Siamo ormai alla terza parte del viaggio e, come al solito, facciamo il punto della situazione su quanto ci siamo detti. Posto che Same Place è un software primitivo e che ha pieno titolo ad entrare nell'alveo delle applicazioni 2.0 dobbiamo capire, in soldoni, cosa comporta per l'utente finale.

Per farlo ci tocca volare un poco più alti di quello che abbiamo fatto sino ad adesso.Il termine é brutto, lo so. Potremmo chiamarlo Pasquale, ma di fatto dobbiamo occuparci di un minimo di semiotica dei browser. Ma poco, giuro. Siete svenuti? Good! Allora si comincia.

Sino ad ora abbiamo parlato di Same place come causa, adesso ne parleremo come effetto. Nel web 1.0 la navigazione era una dimensione personale ed esclusiva. Personale nel senso che che il bello e il nuovo di quello strumento era l'interattività dei contenuti e la decisione di un percorso autonomo nella fruizione degli stessi. Esclusiva, perchè l'attività di navigazione era finalizzata alla ricerca di contenuti. Certo, si poteva fare altro nel frattempo, ma di fatto, vuoi per la lentezza delle linee vuoi per le potenzialità dei pc, si trattava di attività binarie e alternative: o si naviga o si chatta o si guarda la posta.

Perchè scomodare il buon Weber e la semiotica per queste fesserie? direte voi.
Perchè ogni oggetto di senso (sì, anche Explorer) contiene al suo interno gli indizi per il suo utilizzo. Contiene, si dice un gergo, un Lettore Modello. Il lettore modello, detto in due parolo e quella cosa che incazzare i mancini quando non riescono a scrivere nei quaderni con gli anelli... quei quaderni, infatti, sono costruiti per persone che scrivono con la mano destra e nella loro conformazione ci sono gli indizi per scoprirlo: pene il fastidio, ovvero l'oggetto che si ribella.

Qual'è il lettore modello di Explorer? e quello di Firefox? siamo sicuri che siano entrambi solo dei browser? Io no. Infatti Explorer non aveva (sino alla versione 6) la navigazione a schede nè la possibilità delle estensioni.
Firefox nasce con entrambe queste possibilità e questi indizi ci avvisano che i lettori modello dei due browser sono differenti. Non perchè sia differente il target d'utilizzo, ma perchè il pieno uso dei due comporta un approccio differente al web.
Firefox nasce con la possibilità della personalizzazione, possibilità che va ben oltre una skin; ma questo non è semplicemente un qualcosa di nice to have questo è un'altro concetto del web. Come mi ha fatto notare il mio amico Kia l'open source migliora la programmazione perchè, per così dire, porta degli ospiti in casa; costringe i programmatori a scrivere del codice "pulito" perchè altri lo possano leggere e migliorare, altrimenti quel codice, per quanto buono viene accantonato.

Stiamo per arrivare al dunque. In questo modo, nasce un etica diversa da quella conosciuta in precedenza, nasce l'etica della condivisione. Nasce la necessità di condivisione per superare un modello produttivo che stava mostarando tutti i suoi limiti, quello della concorrenza pura. Non è un'idea nuova, intendiamoci. Da sempre gli scienziati mettono a disposizione le proprie scoperte perchè altri le utilizzino e le migliorino senza dover fare tutto da capo. Sarei sul lastrico se pagassi ogni volta che uso il teorema di Pitagora... ;-)

In sintesi: mentre la navigazione classica explorer + messenger prevede un macchina che lavora in multitasking, la navigazione per tab prevede un utente che pensa in multitasking. A suo modo chi usa Firefox è una mutazione, primitivo come Same Place.

E Same Place, aggiungendosi al browser, come ne muta le caratteristiche e il Lettore Modello? Facile, in un certo senso ce lo siamo già detti. Same place fa parte di quel respiro del web che tradisce lo spirito iniziale di Arpanet e conduce ad una navigazione che non soltato è multitasking perchè parallela ma è soprattutto collettiva perchè condivisa.
L'utente insito in SamePlace è stanco della personalizzazione estrema del percorso di navigazione. Una personalizzazione che diventa ben presto isolamento e che per entropia esaurisce la propria carica di novità.

Same place è il compromesso funzionante tra il web come esperienza di massa (nel senso televisivo) e il web come solitudine della personalizzazione.
E' social. E' 2.0... in sostanza Same Place è l'estensione di sè stesso. Anzi: ogni utente è un'estensione di Same Place.
Gli esempi si sprecano, anzi, si sprecheranno... nel prossimo post.

Ps: nonostante le minacce di Bard mi ostino a volergli fare un'intervista, chi ha idee, suggerimenti o domande può mandarmi una mail o postare nei commenti.





venerdì, marzo 23, 2007

Same Place: more then word

Non è vero che Bard si muove ad una velocità superiore a quella della luce.
Bard resta fermo e fa scrollare lo sfondo.

Prima di continuare nei vaneggiamenti (tratti da therubymine) facciamo il punto della situazione. Nella intro ci siamo detti che, sul web, le trasformazioni sono più di tipo Khuniano che di tipo Darwiniano. Abbiamo poi visto con l'esempio Second Life che forma e sostanza devono essere per forza distinte se non si vuole cadere in similitudini fuorvianti. In ultimo abbiamo detto che Same Place è un'applicazione "Primitiva" e non rivoluzionaria.
Il tutto sempre per cercare di capire cosa sia Same Place e quale sia il suo posto nel Web 2.0.

Nessuno può dire con certezza quale sia un'applicazione web 2.0, possiamo solo trovare degli indizi. Uno dei migliori metodi è cominciare a stabilire che non sia qualcos'altro (web 1.0). Possiamo dirlo per Same Place? Si.
Se fosse web 1.0 Same Place sarebbe più o meno così. Mentre, come avrete visto, le sembianze attuali sono all'incirca le seguenti:

same place rc1Non basta a decretare un web 2.0, ne convengo. Ma Prima di continuare l'altalena tra forma e sostanza cerchiamo di essere multimediali in senso stretto e diamo un'occhiata ai suoni.
I latini dicevano in nomen omen, ovvero: nel nome è scritto il destino. Sembra piuttosto vero nella distinzione degli oggetti del web2.0. L'open source prima e il web 2.0 poi, nascono (e crescono) come condivisione di conoscenza. Ma la conoscenza, tanto più è condivisa all'interno di un gruppo, tanto più crea una barriera all'ingresso che ne limita la condivisione ulteriore. Windows, Word, Excel etc hanno tutti un nome che riconduce allo scopo. Linux, Mozilla, Konqueror no. Non ci si poteva "imbattere" in quegli applicativi, chi li usa sa cosa sta usando senza la mediazione del nome... ma questa è un altra storia. Torniamo a Same Place.

Same Place è figlio di Firefox e come Firefox sta a metà strada tra il vecchio mondo che abbiamo descritto e il nuovo mondo che si sta costruendo.
Prima di arrivare ad essere quello che è SP è potuto nascere perché Firefox nasce con la caratteristica dell'espandibilità (di cui parleremo poi). In un uffico marketing la chiameremmo customizzazione, ma qui le daremo il vero nome: mind sharing. Condivisione di pensieri.

Se così non fosse Same Place sarebbe solo una chat: che palle! Di servizi di IM la rete è piena, ma la caratteristica primitiva e non rivoluzionaria sta nell'integrazione col browser. Non è rivoluzionaria perché fonde due servizi (esistenti), ma è primitiva perché recepisce un bisogno latente. Mi spiego: i servizi precedenti di IM nascono con lo scopo di fornire messaggi istantanei; è la chat il servizio fornito. Chi nella fase web 1.0 chatta lo fa come attività pressoché esclusiva.
Chi chatta oggi (o chi chatta nel web 2.0) non si accontenta di condividere la presenza in rete, vuole condividere un'esperienza. La chat diventa un'esperienza parallela a qualcos'altro (mail, lavoro, navigazione). L'integrazione cognitiva, è ovvio, stimola quella tecnica e di qui Gmail, meebo, e... Same Place.

Se non mi inganno allora (ma lo dovete dire voi) il vero salto di Same Place non è la chat, ma l'aver permesso di condividere uno stesso luogo con una piattaforma tecnologica che risponde ad un comportamento, di fatto già diffuso, ma non adeguatamente supportato. Non si tratta più di una visione parallela e contemporanea come quando si spedisce un link. Si tratta di condividere, appunto, un'esperienza. Ma l'essere social, non è una delle caratteristiche 2.0?
Signori della Corte: abbiamo un colpevole! Same Place è web 2.0.

E con questo che ci faccio? Con pazienza proveremo a rispondere la prox volta. Per chi vuole esserci. (scusate ma anche i blogger, a volte, lavorano)

Nekuia

lunedì, marzo 19, 2007

Same Place é "Primitivo" (intro)

Sappiate che se Bard ha le occhiaia è perché tutte le mattine sveglia Morpheus con: Welcome to the real world...

Volevo iniziare il post dicendo che Same Place è un applicazione "primitiva" ma non avendo mai spiegato cosa intendo per primitivo ho desistito per troppa paura. Se solo Bard pensasse di leggere una cosa del genere potrebbe cancellare Google e tutti i suoi server. Ma questo Bard lo sa. E mi ha già perdonato (forse per il mex in codice nello scorso post...).

Scherzi a parte; oltre al senso dell'umorismo Bard ha anche un talento naturale per la programmazione e tra le sue creazioni cen'è una particolarmente interessante: si chiama Same Place. Per i tecnici, detto in due parole, Same Place é Netsukuku che funziona. Per chi non sa cos'è Netsukuku, no problem... c'è Same Place ;-)

Attenzione: Bard non è l'immagine è l'infrastrutturaMa torniamo a noi. Per ora non voglio parlare di cosa fa, di quello parleremo poi (e cmq basta scaricare il plug in per il volpacchiotto e ognuno capirà per conto suo). Vorrei invece cercare di capire, in maniera ligth, cosa è Same Place e qual'è il suo posto nel web 2.0, anche se non credo che un solo post basterà. Abbiate pazienza.


Chi, come me, ha fatto e continua a fare degli studi (?) classici, ha la tendenza modellizzare le cose cercando un senso ed una continuità che fanno parte della fede di chi fa scienza (ovvero di chi tenta di scoprire un ordine nelle cose nella fede [illogica e indimostrabile] che un ordine ci sia)

Spesso chi è mosso da questa fede commette un errore pregiudiziale quando si approccia al web poiché di default suppone che l'evoluzione al suo interno sia lineare (di tipo Darwiniano per dirla in maniera accademica) mentre, di fatto per quello che posso vedere, sul web le trasformazioni sono di tipo rivoluzionario (Kuhniano, sempre per gli accademici).

Faccio un esempio: mentre il passaggio dal 56k all'isdn è un'evoluzione quantitativa il passaggio dall'isdn alle tecnologie xdsl è una rivoluzione sostanziale (un cambio di paradigma direbbero i soliti acculturati).

Ma seguendo quest'ottica di evoluzione lineare, più attenta alla forma che alla sostanza, si arriva a sostenere paradossalmente che Second Life è una specie di tv interattiva. E di lì tutti gli interogativi sull'identità in rete: se sia vera o falsa, se la persono con cui chatto è M\F, se l'avatar corrisponde...

Di fatto Second Life ha più legami con la Radio che con la Tv, solo che il passaggio è avvenuto per un cambio di paradigma anzi che per una evoluzione. Di fatto le uniche cose con una legittima pretesa di realtà in Second Life sono le parole.

Non è l'avatar (la forma) ad avere un corrispondente, sono le parole (la sostanza). La garanzia di fare una cosa sensata sta nel fatto che dietro le parole c'è una sostanza (reale) che l'utente può ricoprire con la forma suggerita (l'avatar) o con quella immaginata. Come nella radio: chi vuole sente una voce che viene da una scatola (avatar), ma chi preferisce diversamente e vuole ricoprire di senso quella scatola sente un cronista (avatar) e una partita.

Ecco perché Same Place è un applicazione "Primitiva", con la maiuscola, ma non rivoluzionaria. Perché segna un cambio di paradigma.
Come? Perché? Datemi il tempo di spiegarlo ;-)
Alla prossima

Nekuia

giovedì, marzo 15, 2007

Le dimensioni contano: nasce Jubii

E' ufficialmente innegabile: le dimensioni contano! (e conta anche come le si usa) Se qualcuno temeva che i quasi 3Gb di spazio offerti da Gmail potessero non bastargli con Jubii non potrà più lamentarsi.

Da oggi so cosa significa avere una casella con 10 Gb (avete letto bene sono d-i-e-c-i Giga) di spazio, non solo per la mail ma per mille altre cose che vanno dallo storage di foto, video e musica e finiscono(?) con quello che leggerete tra poco...

Jubii screenshot Avete ragione, se fosse solo per questo la novità sarebbe relativa. Ma provate a loggavi e ditemi come vi sembra il mondo da lì dentro (per problemi con lo zip code questo vi da una mano).

A parte la forma e il bellissimo logo, c'è molto altro web 2.0 in Jubii: a cominciare dalla navigazione a schede, che abbiamo già imparato ad apprezzare in Firefox ed Opera e che finalmete è arrivata anche su Ie7.

Devo proprio ammetterlo: ne avevo bisogno e non lo sapevo. Tante volte mi è capitato di dover recuperare una dato da una mail ed aggiungerlo ad altre (in fretta) mentre nel frattempo sto scrivendo altre due o tre mail (urgenti) e dovermi per questo produrre in mirabolanti copia e incolla su bozze altrettanto improbabili o documenti _temporaneia vita.
I tab di Firefox mi hanno cambiato la qualità della navigazione ed ora li posso avere sulla mail! Se comincio a sbroccare dal multitasking saprete perchè ;-)

Jubii mail

Se ancora siete scettici, o soltanto incontentabili, sappiate anche che Jubii è dotato anche di un rispettabilissimo editor testuale (se avesse anche la modalità di esportazione sarebbe del tutto paragonabile a Gdocs). Restano poi piacevolissime le icone animate per i logout e per il cestino.

Ma passiamo all'arrosto vero: se la (o una delle) rivoluzioni di Gmail è stata la chat integrata nella mai, preparatevi al salto di qualità perchè da oggi (gratis sin quando dura la beta) potrete anche dire addio a Skype e similari.

Detto in soldoni: basta installazioni. Ottima notizia per pigri e lavoratori di aziende (pubbliche e private) che non consentono di installare alcun programa sul proprio pc\mac. Si fa tutto in linea e tanti saluti alle restrizioni.Jubii call

Che dire di più: bello, bello, bello. Qualche bug, è verò, cel'ha ancora ma da una beta è più che accettabile. La nota dolente arriva solo per l'equipaggiamento di base: Firefox 2.0 o Explorer 7. Come dire: se non ti puoi installare il nuovo Explorer è un'ottima occasione per passare al volpacchiotto... magari nella versione portable. Per ora non posso dire di più (anche i blogger a volte lavorano) il resto ve lo lascio scoprire da soli. Un solo consiglio: occhio al timeout del servizio, non è come gmail, questo scade ;-)
Buon divertimento.

Nekuia

mercoledì, marzo 07, 2007

Baudrillard non è morto...

ha solo cambiato facoltà. Neppure possiamo dire che ha smesso con l'insegnamento, sarebbe un'eresia.

Non rilascerà più interviste, questo si; nè scriverà altri saggi graffianti (per chi non vuole definirli illuminanti). Personalmente, per quel che vale, preferisco pensare che sia andato in pensione. Preferisco credere che che si sia voluto riposare o che proprio morisse dalla voglia (non è macabro, lui apprezzerebbe la doppia isotopia) di riprendere qualche discorso interrotto con Barthes o di iniziarne uno con qualche potente che in vita non aveva avuto modo di incontrare.





Resta di lui una immensa eredità, reale, accompagnata dalla fastidiosa ragione che anima le sue osservazioni. Tra tutte ricordiamo: Il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare
So già che qualche pazzo, probabilmente analfabeta (nel senso che non sa leggere) proverà a dire di quanto sia ridicolo che su internet si ricordi chi, come Baudrillard, ha tanto osteggiato il virtuale.
Pazzi. E analfabeti.

Chi ha letto Baudrillard sa che la sua avversione al virtuale (dalla televisione ad internet) è l'avversione contro una finzione che vuole sopravanzare il reale non per sostituirsi ad esso (sarebbe aspirazione legittima anche se autodistruttiva) ma per sostituirsi nella sostanza lasciandone intatta la forma. In altri termini creando un'impostura.

martedì, marzo 06, 2007

First ipod vs Next ipod

Pur sapendo come "andrà a finire" non si riesce a smettere di guardarlo: grande prodotto e... grande oratore.

Per fortuna che la tecnologia continua la sua corsa ed a breve avremo a disposizione un ipod in grado di leggere il nuovissimo formato "mc"

mercoledì, febbraio 28, 2007

"Nuova" interfaccia per Google

Se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola, dice un adagio...

E se Google fosse della Apple sarebbe così. Mica male vero? Personalmente avrei messo la dockbar sotto i bottoni per la ricerca ma anche così fa la sua bella figura. Purtroppo più di così non potevo fare. La mia attuale permanenza senatoriale e la situazione di governo non mi lascaino abbastanza tempo per scrivere quello che vorrei.

Però... ora che ci penso potrei darvi un anticipazione su prossimo post. Visto che il 60% di voi usa il volpacchiotto andate a veder questa meraviglia.

Nekuia


lunedì, gennaio 29, 2007

Fioroni: Light Tech ad onorem

Caro ministro Fioroni,
ormai da anni il numero delle chiese nelle nostre città è in stretta correlazione col numero dei tossicodipendenti. Questa situazione non può più andare avanti. E' ora di abolire queste maledette chiese. O vogliamo che i tossicodipendenti continuino a proliferare insieme ad esse?

Se le scrivo queste righe è per comunicarle il mio più totale consenso con la sua odierna iniziativa. Sono certo che proibire l'uso del cellulare in classe farà in modo che certe bravate diminuiscano sensibilmente.

La prego dunque di continuare per questa via: evitare che i video vengano condivisi è di certo il modo migliore per evitare che certe cose accadano. Ma le chiedo clemenza per i ragazzi. D'altra parte la colpa è certo di quegli aggeggi infernali che lungi dall'essere usati come status symbol (quale la loro natura imporrebbe, e voi politici insegnate) sono spesso usati come strumenti di comunicazione, consivisione, self publishing e affini...

Mi chiedo perchè sprecare tempo e risorse a formare insegnanti che diano ai ragazzi gli strumenti per gestire il cambiamento quando basta negare quel cambiamento per restare tranquilli (giusto il tempo di una legislatura). Compatisco chi ancora crede che rendere illigale il cellulare in classe porterà solo ad aumentare l'eccitazione nel trasgredire una regola già dettata dal buon senso.

D'altra parte se il proibizionsmo ci ha insegnato qualcosa è che basta fare una legge per cambiare la testa della persone. O no?
Ora scappo, mi squilla il cell.

Nekuia

Grazie 100!

Il periodo non è dei migliori (cerco casa e ho poco tempo) ma non potevo fare a meno di ringraziarvi tutti per la costanza. Non mi sembra vero di avere 100 visitatori unici in così poco tempo. Grazie a tutti per il supporto in questa avventura.
Finalmente ora posso dare il link anche ai miei amici (mi ero ripromesso di non farlo sino alla soglia dei cento contatti).
Speriamo di arrivare presto a quota 200... ora dipende anche da voi ;-)

Nekuia

sabato, gennaio 13, 2007

Il prezzo durissimo della flessibilità

Solo i comunicatori e pochi altri dovrebbero avere contratti flessibili.

Non voglio parlare di persone sottopagate, sfruttate, prese in giro etc. Non mi interessa. O meglio, ho sempre pensato che chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Qualunque datore di lavoro è libero di offrire il prezzo che vuole, qualunque lavoratore di ridergli in faccia.

Odio chi sta 5\8 anni all’università e poi, d’un tratto, scopre la fretta di iniziare a lavorare (ful time a 800 E lordi, cioè in perdita). Odio queste persone perché rovinano il mercato del lavoro e, intendiamoci, io sono ancora tra i “senza fisso lavoro”.

Non è concorrenza, è una guerra tra poveri. Stavolta la teoria della mano invisibile (facendo il proprio interesse si fa anche quello della comunità) sbaglia. Anzi, no. Perché lavorare in perdita non è fare il proprio bene. Mi rimangio tutto. È solo questione di immagine, chi ha veramente bisogno di lavorare, per quella cifra, va a fare le pulizie o in un cantiere. Si lavora meno, pagati di più, e con meno preoccupazioni. Ma per le apparenze è meglio di no, vero? Allora niente lamentele.

Sfoghi a parte, il prezzo più alto della flessibilità lo pagheremo, giustamente, noi comunicatori. Solo i comunicatori e pochi altri dovrebbero avere contratti flessibili. Perché?
Pagheremo, stiamo pagando, caro questa abitudine alla disaffezione verso la stabilità. I primi a pagare saranno proprio le grandi marche che della flessibilità hanno fatto vanto. Con questo tipo di flessibilità stanno allevando generazioni di mercenari. Sempre più attenti al costo che alla qualità. Sempre più orientati a rapporti fugaci e discontinui. Stanno perdendo ciò che hanno costruito col tempo e a fatica. L’Immagine e la fedeltà alla marca.
Perché una persona abituata alla flessibilità (infedeltà) in tutto, dovrebbe essere inflessibile (fedele) solo nei consumi?

Brutta storia, davvero.
Nekuia

Ho visto il futuro… e mi sbagliavo.

Maledizione, era il passato :-(
Pensavo di aver trovato le foto della beta (ma che dico, la Alpha!) di non so quale software rivoluzionario e ad uno stadio ancora embrionale. Non un software qualsiasi ma quello dei miei sogni per il futuro. E invece era un progetto del lontano 1999 (pieno web 1.0).

Anton Leuski e James Allan, questi gli sviluppatori; magari sono anche dei nomi conosciuti nel campo, ma uno light come me non li aveva mai sentiti (rimaledizione).
L’idea è quella che vedete qui sotto: connettere i motori di ricerca con un’interfaccia grafica a tre dimensioni. Così si vede la rilevanza o meno dei risultati della ricerca, i rapporti tra le notizie e, aggiungo io, aiuta a ritrovare anche “visivamente” notizie che si trovano in pagine recondite dei motori di ricerca. Click sulla foto per ingrandire.
Certo, i dati forniti sono entusiastici per l’epoca e allarmanti per oggi. Si parla di circa 50-100 secondi per ottenere il risultato nell’immagine.
Un’eternità, lo so.
Ma tenete conto che usavano un processore a 600 Mhz, una linea analogica e java 1.1. Fate le proporzioni e capirete la mia delusione nel pensare di aver sempre sognato un sistema rivoluzionario gia nato e già morto. Almeno credo. Non sono riuscito a trovare un sito che mi dica come è andato a finire il progetto. Ma non mi arrendo. Cmq se a qualcuno capita di trovare info a riguardo postate pure nei commenti. Grazie ;-)

In tutto questo dimenticavo la cosa più importante: il nome del progetto è “Lighthouse: Showing the Way to Relevant Information” e la descrizione la trovate in questo pdf.
Per oggi ho finito, vado a sognare altri malvagissimi piani; stavolta per la conquista dei miei capelli.
Forse perdo tempo anche così, ma sempre meglio che leggere questo blog ;-P

Scherzavo
Nekuia

domenica, gennaio 07, 2007

I Drm sono Web 2.0?

Da qualche giorno si è sparsa la notizia che anche la super protezione degli Hd-dvd sarebbe stata oggetto di Hacking (no, non cracking ma qualcosa di più sottile e a suo modo cavalleresco).

Non ho un lettore Hd-dvd ma la cosa mi fa piacere. Non stupisce, certo. Ma fa piacere. si tratta oramai di una di quelle scoperte annunciate che infastidiscono solo quando ritardano l'appuntamento mediatico.

Negli ultimi mesi si fa un gran parlare del web 2.0, di chi è dentro e di chi è fuori, di chi è avanti e di chi irrimediabilmente 1.0. Ciò che continuo a chiedermi, senza saperlo, è: I DRM sono Web 2.0?


E' 2.0 spendere milioni di euro\dollari per creare protezioni che la gente non vuole, (per questo non si sente colpevole a infrangerle) e che sono destinate irrimediabilmente a cadere?

Oppure ha più senso pagare un poeta per scrivere una filastrocca come quella che si è trovato davanti chi, come quel genio di Maxxus, ha cercato di crackare Mac OsX?
Io sono per i poeti, leggete qui (liberamente tradotto):


Il tuo karma per oggi:
C'era una volta un utente lamentoso
Che avendo un sistema operativo schifoso
decise di fare il lamerone
piratando a scrocco un sistemone
ma il suo hardware rimase un bidone.
Per favore non rubare MAC OS!
Davvero, è proprio lamerissimo

(C) Apple Computer, Inc

Fossi un hacker non mi sarei fermato, certo. Ma quanto più vicina si sente quella compagnia che ammette i propri limiti e chiede comprensione cercando le sue ragioni. Ragioni economiche a parte, credo che i Drm siano in fondo un portato del Web 2.0 ma ma come degenerazione non certo come un suo figlio.
Con libertà di citazione ;-P
Nekuia

martedì, gennaio 02, 2007

Vlc illegale in francia (viva le diversità)

Traduco alla buona: dal 31 dicembre 2006 vedere un dvd protetto con il sistema CSS (come lo è la maggior parte dei dvd) è diventato illegale in Francia qualora venga fatto con con software che consentano di aggirarne le protezioni come VLC.

Il Journal Officiel (l'equivalente francese della nostra gazzetta nazionale) riporta che si rischia una multa di 135€ (circa $180). Questo include anche guardare un dvd che abbiamo, legalmente (e profumatamente) pagato.
Indignazione a parte, il mio problema più grosso, adesso, è pensare a come poterlo spiegare a mio padre se tale genialata dovesse oltrepassere il confine (legislativo). Ho fatto tanta fatica per eliminare dal pc le migliaia di programmi che servivano per una navigazione appena discreta. C'è l'immancabile win media player, poi c'è quick time, segue a ruota, Real Player... Vogliamo poi addentrarci nella jungla di codec per vedere un divx? Meglio di no.

La somma di tutto questo sono svariati Mb nel pc, una miriade di icone inutili e la grossa rogna di dover spiegare a parenti e amici meno tecnologici il perchè di tutto ciò.

Diciamoci la verità: i programmi di cui dicevo (skin a parte) sono quasi tutti uguali. Per un utente medio: hanno il 90% di funzioni in comune e poi leggono un codec proprietario. Stop.

Ma il problema dell'utente medio è vedere il maledetto divx o file .rm.
Avevo risolto con vlc: legge anche le piasterlle del bagno , diceva un caro amico. Ed è vero ;-)
Ora non so come fare; tremo non solo al solo pensiero di dover installare di nuovo tutto ma soprattutto di dover spiegare perchè vedere il dvd con vlc potrebbe un domani essere illegale anche qui.
Accetto suggerimenti. O pacche sulle spalle.

Nekuia

martedì, dicembre 19, 2006

Sbagliare è umano, perseverare...

Ci risiamo, uno dei più conosciuti servizi di social news digg tenta di nuovo un cambio di rotta. Il primo scivolone qualche mese fa con il tentativo di imporre la registrazione ai visitatori del sito, pena la possibilità di leggere solo il titolo della notizia e i commenti relativi. Poco male, gli utenti di digg bypassano l’infelice trovata mettendo i link direttamente… sui commenti. Mica male ;-) e tutto sommato in pieno stile Digg.

Corsa ai ripari in seguito al calo impressionante di partecipazione Digg ha fatto in modo di ripristinare la registrazione solo per gli utenti che vogliono suggerire una notizia oppure votarla. Tutto sommato è onesto e ragionevole (e inoltre da accesso al meraviglioso servizio di repository dei propri articoli preferiti).

Passano pochi mesi e la nuova trovata, sulla scia del web 2.0 è tornare ad un’interfaccia degna dell’1.0 più sfrenato. No, non è questione di gusti, colori o preferenze. Semplicemente l’usabilità è calata in maniera drastica e insensata. Se prima la scelta di categorie e sottocategorie avveniva tramite un menù posto sulla sidebar a sinistra ora tutto il processo di selezione si spostato sotto l’header.

Risultato: molto (inutile) spazio in più per i titoli e la descrizione delle notizie inviate; grafica più spoglia e meno accattivante e, cosa peggiore, la fortissima sensazione di uno scopiazzamento grafico del “fratellino minore” Reddit.com nato con altro target, altri intenti, altro stile (per questo, nel caso di Reddit, la stessa grafica è 2.0 mentre per digg è 1.0).

Copiare non è mai, per definizione, un buon modo per distinguersi né per trovare la propria identità. Confido che Digg possa continuare ad esistere ma confido ancora di più nella sua autodeterminazione che, come già successo una volta, possa fare in modo che ritorni sui propri passi ritrovando la sua identità.
Nekuia

venerdì, dicembre 15, 2006

Marketing esperienziale

Alessandro Baricco non esiste. Quello che vedete molto di frequente in televisione è un attore, pagato dagli autori che si nascondono dietro al nome collettivo di "Alessandro Baricco". Come Wu Ming, avete presente? Se ci pensate bene quel tipo belloccio dalla chioma fluente non assomiglia molto a uno scrittore. Parla anche senza balbettare. Il vero Alessandro Baricco sono quattro giovinastri piuttosto disperati, ai quali nessuna ragazza si concede.

Non so se fare pubblicità a questo libro ma la tentazione è forte. ho passato duo ore discretamente piacevoli e alla fine sono stato "fregato".
Non posso dire di più se non che il libro è un bellissimo esempio di marketing esperienziale. L'esperienza consiste in tutto il processo che va dall'acquisto ai cinque\sei secondi dopo la fine della lettura (un paio d'ore a prendersela comoda) in cui ci si rende conto che, involontariamente, si è entrati a far parte del libro.
Complimenti all'autore che ci regala un momento di sana rabbia e uno di pungente autoironia.

Nekuia

giovedì, dicembre 14, 2006

Prove tecniche di virilità

Se vi capita di andate in qualche toilette orientale state pronti a mettere alla prova il vostro senso dell'umorismo... ma nche la vostra autostima.

Non so decidermi se la foto qui a fianco sia una specie di pubblicità per videofonini, per qualche farmaco tipo "viagra" o per un consorzio di psicologi pronti a guadagnare sulle altrui incertezze.

Voi che dite?

Io propendo drasticamente per la terza ipotesi e per questo in occasione di simili apparizioni invocherò il garante per la privacy

Con timore.

Nekuia

venerdì, dicembre 08, 2006

Siamo tutti cyber-felini

Non tutti i giochi devono occupare 2 Gb sul disco fisso per farci stare icollati allo schermo a volte basta sfruttare dei gap naturali, delle tendenze sviluppate con l'uso del pc per metter in piedi un gioco semplice e divertente come questo (non scrivo il nome perchè non lo so leggere)...

Il sito è in caratteri orientali ma lo scopo del gioco è semplice: scappare dall'omino carogna e cattivissimo che vuole impossesssarsi del vostro puntatore.

Il difficile? è proprio stare alla larga dall'omino perchè la tendenza (felina, appunto) a seguire invece che evitare gli oggetti in movimento rende il tutto anti-intuitivo e... divertente!

Fatemi sapere che ne pensate e quanti punti riuscite a fare...

Nekuia


mercoledì, novembre 15, 2006

Nuovo spot sony Bravia

Rifatevi gli occhi con questa bellezza. Questo è il modo migliore per comunicare light-tech!

Buona visione.

Nekuia